Just some remainders, e qualche idiom

Wednesday, August 22, 2007

Belgrade, 2001-2007

I am about to leave for Belgrade. In a few hours I will have my head against my sit on the bus, trying to catch some sleep and asking myself about the destination; with me I will bring three books: La linea dei mirtilli, by Paolo Rumiz, Serbi Croati e Sloveni, by Jože Pirjevec, and the novel she gave me as a present last week, I forgot the title but the editor is Einaudi. I always have a hard time talking to her about her home land. I found two main reasons for that:

1) Her being over defensive against my criticism
2) Her being reluctant to share what she knows about the facts happened in the 90's in Former Yugoslavia

I now understand that I cannot expect an open confrontation with her, as if I dealt with an external observer. She was in the epicentre of the whole issue in those years, she did not overcome the fear of what she feel the external observers might think of that historical process, which involved her land, maybe not directly the territories under Serbia, as she often says, but still the geographical and political entity of which she was part, populated with people who speak her language, who dream in the same language. And I should show solitarity to her for this, rather than judging her for not being detached, distant enough to make her own evaluations, critiques and condemnations. I am an external observer. Once there, I will have to try not to ask myself where were all the protesters, all the students marching in the streets of Belgrade, at the time when the Bosnians would kill each other like flies, as we say in Italian. I still have to understand to what extent the regime propaganda prevented her from knowing what would happen outside the borders of Serbia, in those years. This is something I would like to investigate. She was young, only nineteen in 1995, when the war virtually ended. Thereafter, what I see as a process of removal, surely did not favour her better understanding, her objective analysis about who was responsible. When she is back we will watch together some documentaries about the fall of Yugoslavia, I am very happy that she wants to do it with me. For now, I will try to have a good time in that remote appendix of Europe, and will carefully observe that variety of faces (proposal for an essay: "Begrade: variety without diversity"). As Rumiz points out, there one can see a multitude of traits, the slavic, the baltic, the meditterrean, the turkish, the gypsy. Girls are very tall. Nikola promised a drunken night with great blues.
Ah, one might ask why there are two dates in the title of this post. The first refers to my first visit to the city. Was a Chemistry fresh-graduate with still some nasty back-taste from my time in Glasgow. Long back.

Tuesday, August 22, 2006

Lisbonites

Trieste ricompare identica a come si era lasciata. La Costiera sfila via rapida e la citta' ti accoglie con l'assaggio di Barcola e il suo mucchio di triestini allo spiedo, che si rosolano sull'asfalto: affinche' l'abbronzatura raggiunga uno standard accettabile, ogni area del corpo deve ricevere un'equa quantita' di fotoni. Nisha e' di Hyderabad, citta'del sud dell'India, nel Pradesh. Trova indecente che le ragazze triestine prendano il sole in biancheria intima, lunghe distese giusto a lato della strada. Ho deciso di inserire Lisbona nella mia lista di "Citta' Bianche". Anche Trieste lo e': lo penso quando osservo il quartiere del Borgo Teresianodal forte di San Giusto. Pietra bianca d'Istria. Piazza Unita' e'altrettanto bianca, ma a dispetto della sua estensione non da' respiro. I tre lati la chiudono come il piano di un flipper. Sul quarto lato il mare e' sempre liscio, e sgombro da navi. Da li', la fuga e' impossibile.
Dal castello di Sao Jorge, Alfama e la Baixa appaiono bianche. Gli edifici crescono l'uno sull'altro, nel caos. In viaggio preferisco leggere la guida quando sono in albergo, al mattino. Processo le informazioni con piu' efficacia. Di questo paese invidio la diversita'. Scruto gli occhi dei Lisbonites per trovare i residui del fenotipo arabo. E' piu' facile imbattersi in casi di cross-breeding tra europei e immigrati dall'Angola e Guinea Bissau: questa cosa mi colpisce molto. Negli Stati Uniti l'omogeneita' razziale e' stata preservata con cura. Lo storico David Landes sostiene che questa differenza abbia portato la cultura anglosassone nord-americana a divergere dalla sud-americana. Impressiona la diluizione del colore, genera pigmenti inaspettati. Eurides era giunta in Portogallo con l'ultima ondata di immigrazione dall'Africa, negli anni settanta. Immagino un'Italia impossibile, un paese che si estende lungo le proprie colonie.
Il Bairro Alto e' uno specchio per le allodole. Lungo gli alleys ripidi si aprono ristoranti strapieni di turisti che si sbattono per un piatto di pessimo Bacalhau. Le Fado Houses sono solo forni folclorici. Vanessa mi ha portato in un luogo diverso del Bairro. A Tasca do Chico, un'osteria piccola, stipata di gente, rovente nella calda notte lisbonese. Li' c'e'il Fado. I musicisti non li distingui dagli altri avventori fino a quando non si mettono a suonare. Ma ritratti di facce note del fado popolano le paretidi quel locale. Cosi' ho chiesto se potevo cantare. L'uomo dietro la chitarra portoghese mi guardava e sorrideva, c'era un silenzio rispettoso. "Alfredu De Biasiu de Italia". La cosa che amo di piu' e' il modo in cui il fadista sposta lo sguardo sulla gente, quando canta. Guarda il pubblico con fiera aria di sfida, non ne cerca la benevolenza, o la solidarieta', o il conforto.Dopo i saluti, avrei voluto dire a tutta quella gente che noi dobbiamo batterci per costruire un'Unione forte, che si erga decisa sopra i nazionalismi, che si riconosca nel valore europeo di liberta'. Ma i miei compagni di viaggio mi suggerivano che non era una buona idea. Era gia' ora di rientrare. Sam, con in testa il suo cappello coloniale inglese, fotografava il Tejo, un angolo verde bottiglia.

Trieste ricompare identica a come si era lasciata. La Costiera sfila via rapida e la citta' ti accoglie con l'assaggio di Barcola e il suo mucchio di triestini allo spiedo, che si rosolano sull'asfalto: affinche' l'abbronzatura raggiunga uno standard accettabile, ogni area del corpo deve ricevere un'equa quantita' di fotoni. Nisha e' di Hyderabad, citta'del sud dell'India, nel Pradesh. Trova indecente che le ragazze triestine prendano il sole in biancheria intima, lunghe distese giusto a lato della strada. Ho deciso di inserire Lisbona nella mia lista di "Citta' Bianche". Anche Trieste lo e': lo penso quando osservo il quartiere del Borgo Teresianodal forte di San Giusto. Pietra bianca d'Istria. Piazza Unita' e'altrettanto bianca, ma a dispetto della sua estensione non da' respiro. I tre lati la chiudono come il piano di un flipper. Sul quarto lato il mare e' sempre liscio, e sgombro da navi. Da li', la fuga e' impossibile.
Dal castello di Sao Jorge, Alfama e la Baixa appaiono bianche. Gli edifici crescono l'uno sull'altro, nel caos. In viaggio preferisco leggere la guida quando sono in albergo, al mattino. Processo le informazioni con piu' efficacia. Di questo paese invidio la diversita'. Scruto gli occhi dei Lisbonites per trovare i residui del fenotipo arabo. E' piu' facile imbattersi in casi di cross-breeding tra europei e immigrati dall'Angola e Guinea Bissau: questa cosa mi colpisce molto. Negli Stati Uniti l'omogeneita' razziale e' stata preservata con cura. Lo storico David Landes sostiene che questa differenza abbia portato la cultura anglosassone nord-americana a divergere dalla sud-americana. Impressiona la diluizione del colore, genera pigmenti inaspettati. Eurides era giunta in Portogallo con l'ultima ondata di immigrazione dall'Africa, negli anni settanta. Immagino un'Italia impossibile, un paese che si estende lungo le proprie colonie.
Il Bairro Alto e' uno specchio per le allodole. Lungo gli alleys ripidi si aprono ristoranti strapieni di turisti che si sbattono per un piatto di pessimo Bacalhau. Le Fado Houses sono solo forni folclorici. Vanessa mi ha portato in un luogo diverso del Bairro. A Tasca do Chico, un'osteria piccola, stipata di gente, rovente nella calda notte lisbonese. Li' c'e'il Fado. I musicisti non li distingui dagli altri avventori fino a quando non si mettono a suonare. Ma ritratti di facce note del fado popolano le paretidi quel locale. Cosi' ho chiesto se potevo cantare. L'uomo dietro la chitarra portoghese mi guardava e sorrideva, c'era un silenzio rispettoso. "Alfredu De Biasiu de Italia". La cosa che amo di piu' e' il modo in cui il fadista sposta lo sguardo sulla gente, quando canta. Guarda il pubblico con fiera aria di sfida, non ne cerca la benevolenza, o la solidarieta', o il conforto.Dopo i saluti, avrei voluto dire a tutta quella gente che noi dobbiamo batterci per costruire un'Unione forte, che si erga decisa sopra i nazionalismi, che si riconosca nel valore europeo di liberta'. Ma i miei compagni di viaggio mi suggerivano che non era una buona idea. Era gia' ora di rientrare. Sam, con in testa il suo cappello coloniale inglese, fotografava il Tejo, un angolo verde bottiglia.

Thursday, May 04, 2006

Andras

Scesa la rampa, sulla destra si apre il cortile, una larga colata di cemento. Il perimetro del cortile e’ chiuso da certi angusti locali seminterrati, adiacenti l’uno all’altro: li’ si acquistano i fiori per ornare le bare esposte nelle camere ardenti. Dal cortile, attraverso un cancello a fotocellula si accede alle camere ardenti, che appaiono minuscole e sembrano gli stand di una mostra: tutte identiche, una accanto all’altra. A lato dell’ingresso della camera e’ esposta una piccola targa di plastica trasparente in cui e’ inserito un foglietto con il nome del defunto e la data del decesso, non e’ indicata la data di nascita. Si legge: Andras Simoncitcs, 28 Aprile 2006. Lo spazio centrale della camera e’ occupato dalla bara, retta da un sostegno metallico; contro il muro e’ posato un divanetto di legno a due piazze; sopra il divano e’ appeso un crocefisso. La camera e’ seminterrata e la finestra stretta e’ coperta da tende verdi. Andras e’ dentro la bara di legno chiaro; la bara e’chiusa, il coperchio sigillato da una serie di viti. Sul margine inferiore della bara si scorge appena una targa argentea con la stella del logo del Monopolio della Repubblica Italiana, lo stesso che si vede sui pacchetti di sigari o sui tappi di liquore; sotto si legge: “Valvola di epurazione”.
Adam sembra tranquillo di fronte alla bara in cui e’ chiuso il padre. In piedi rotea gli occhi, si guarda intorno, ha tredici anni. Il suo pallore e’ lo stesso di Andras, identica la faccia lunga di ungherese, le guance pendenti. Anche le cheratine dei capelli si arricciano allo stesso modo. La madre e’ svedese, siede sul divanetto con le mani allacciate; sul suo viso non si colgono i segni fondi del lutto. Stringo la mano ad Adam: “You are a big guy”. La sua prima lingua e’ l’inglese. Nel corridoio di fronte all’ingresso, una signora con una gonfia chioma bionda parla ad alta voce con qualcuno; il suo inglese ha un accento europeo. Dice che il giorno successivo Andras verra’ trasportato in Ungheria, nel suo villaggio natale, dove i parenti potranno porgergli un ultimo saluto. Sara’ seppellito a Stoccolma.

Wednesday, February 01, 2006

Les Amants Reguliers: a review

Last night, on the train back to Trieste from Lido di Venezia and its International Movie Festival, I swore to myself that I would have ever said no further words about the movie I had just seen, Les amantes reguliers, directed by the french Philippe Garrel. All I had to say I already told Mr. Leigh, who shared with me the pain of fifteen euros wasted and a rush in the pouring rain to catch the last Vaporetto. However, this morning I bought the Italian newspaper La Repubblica and I happened to read a brief review of the movie, signed by Natalia Aspesi. The severe irritation this caused to my nerves pushed me to spend a few more words over the matter.
This review was a manifest celebration of the movie, for its sublime use of black and white, for its lovely young actors with young faces of innocent revolutionaries and libertarian poets “who had the dream of not becoming famous”. Mrs. Aspesi asserts that, before being seen, this three hour long movie that deals with the negleted ’68 french riots, something already erased from the mind of most people, cannot sound appealing to any audience. Nevertheless, the great skill of the french director in telling “a nostalgic tail of times that were nice and vivid despite the violence”, glued the astonished audience to their seats during the whole movie, especially the disilluded young, “who look at those events just as fairy tails”.
What is that all about, Mrs. Aspesi?
In the movie there is no kind of explanation of the historical context in which all that occurred, neither in the scenes nor in the thin dialogues, if we exclude some headlines from newspapers of that time. All one can see in this film is a meaningless and endless sequence of fights between some middle class youngsters, apparently busy in smoking hashish with the same dedication shown in burning cars, and the impotent french policemen. I conclude that the movie was plainly intended to target an audience made of people already aware of the facts and their complexity. By saying this I make the assumption events must have been more complex. In particular, I assume the political ideas forwared by the protesters were more articulated concerning their goals. Based on what the movie tells, they were not interested in any real or realizable goal. For this reason Garrel and Mrs. Aspesi who refused to highlight the cracks of this film, share the moral responsibility of being indulgent with a political movement that promoted gratuitous violence and hatred.

Wednesday, January 11, 2006

Dreams

Last night I dreamt I was falling down a cliff for hundreds yards in vacuum. Eventually I landed on those steep meadows where I used to play as a child; and I shouted, in English, "We fucking made it, we fucking made it!".
I think that, in the dream, Scott was also falling down that cliff, that explains my attempt to articulate my thought in English. He was reciting some selected suras of the Quran, from the annotated copy waiting for me at La Bancarella bookstore, which I keep forgetting to pick up . He had some strange sort of hat on his head, reminding of that worn by Napoleon Bonaparte. He was saying something like: "And as for the two who are guilty of indecency from among you, give them both a punishment; then if they repent and amend, turn aside from them; surely Allah is Oft-returning (to mercy), the Merciful". And then he added, in French, "L'homme n'est jamais si grand qu'à genoux devant Dieu". Then his face turned into the one of Niels Bohr* and he said, by Bohr's own words: "I try not to speak more clearly than I think." And then, nothing.
Just another unknowable meaning of our dreams?

* Niels Henrik David Bohr (1885 – 1962) was a Jewish-Danish physicist whomade essential contributions to understanding atomic structure and quantummechanics.

Friday, December 23, 2005

Gorilla's Reproduction

A female will initiate copulation by pursing their lips and slowly approaching a male, establishing prolonged eye contact. If he does not respond she may reach towards him, touch him, or slap the ground in front of her to attract his attention (Sicotte 2001). In groups with multiple males, solicitation is taken as indication of female preference, though females may be coerced to mate with multiple males during the estrus period (Sicotte 2001).

Homo Sapiens: The Modern Human

Domain Eukarya
Kingdom Animalia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Class Mammalia
Order Primates
Family Hominidae
Genus Homo
Species sapiens

Alpha Wolf

Wolves in the wild live in family packs, mostly consisting of three to a dozen members, usually related. Each pack has an alpha or top male and an equivalent female, and each top wolf keeps order among the pack members of its gender. Generally, only the top male and female mate, but occasionally the alpha male stands aside and allows the beta (second place) male to breed the alpha female.
An aggressive wolf carries his tail straight behind, a submissive one tucks his tail between his legs.
Submissive wolves avoid eye contact with dominant members of the pack and may turn away from their betters. Many inferior wolves grovel to their superiors, mimicking the cub behavior of soliciting food by licking at the muzzle of the dominant animal. Sometimes, they lie on the ground and expose their bellies to the alpha wolf, and they may urinate to further state their acknowledgement that the alpha is truly the top wolf.
The purpose of this social order is to increase hunting prowess and ensure the survival of the pack and therefore the species.

Wednesday, November 23, 2005

The Restoration of the Ancient Alliance

Dear All,
we are trying to set up a party, a true one, not a faux one.
We postulate two main requirements to make sure it will be successful:

1) The party has to take place in an appropriate environment. So we chose Nisha'splace, what we might well call "The House of the Hundred Cultures".

2) It has to be a "theme party", yes sirs, the same type of party you always dreamt about when feeding yourself with some excellent junk American television.
The only difference lies in the type of chosen theme.
I will call the theme "the Restoration of the Ancient Alliance", so that the party has to be conceived more properly as a religious ritual, where we will celebrate the return to a long lost animism.
In this animism, eventually, all our different cultures will be reunited.
That is why you will be asked, even if I know that most of you are distinguished scientists, to give up the postulate of objectivity and forget about the direction of evolution for the duration of the party. You will then be able to enter a magic atmosphere of true synestheticpleasures.
Under the clever guide of the Three Founders, Sir E. Leigh, Prof. A.J.Esfahan and Prof. Lou J. Quist, and with the warm company of our dames, you will be carried across time, back to the birth of our species, and further back, before the appearance of symbolic language, when social groups were formed following basic rules and relational behaviours were still instinctive, unmasked.
Shamanic drumming and nature sounds will accompany our journey through time.
We suggest you wear simple and comfortable clothes such as thin lointunics, loincloths, or treated sheep bladder skins.
The gift of natural, mood-enhancing foods or beverages would begreatly appreciated.
I know all of you will take up this chance.

On behalf of the Three Founders,
Alfred J. Esfahan